lunedì, 07 luglio 2008
08:25

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venerdì, 04 luglio 2008
14:08

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UNA FIRMA IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

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L'appello di 100 costituzionalisti italiani, firmate anche voi contro il lodo Alfano e la norma blocca processi. Io l'ho già fatto!

Ale


Qui l'appello:
www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/firme_raccolte.html

Qui l'articolo di Repubblica:
www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-5/appello-costituzionalisti/appello-costituzionalisti.html
giovedì, 03 luglio 2008
00:58

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LIBERATA INGRID BETANCOURT!

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Ingrid_Betancourt

Torno a casa dopo una serata con Vincenzo e Rosella al Totem e leggo finalmente una buona notizia! Il Pd va male, l'Italia peggio, ma qualcosa di bello a volte succede.. Meno male! 

Ale

www.corriere.it/esteri/08_luglio_02/liberata_ingrid_betancourt_colombia_550f0590-486b-11dd-b8f1-00144f02aabc.shtml

Le sue prime parole: «Ringrazio dio e i soldati». Attestati di gioia da tutto il mondo

Colombia, liberata Ingrid Betancourt

Blitz delle forze armate. L'ex candidata alle presidenziali di nuovo in libertà con altri quattordici ostaggi

martedì, 01 luglio 2008
17:44

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MANUALE DI SOPRAVVIVENZA

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Vi invito a visitare il "manuale di sopravvivenza" messo a punto da Enrico Letta e vi lascio a questa intervista dagli spunti interessanti, soprattutto sulle allanze.

http://www.manualedisopravvivenzapd.com/

Intervista  di Teresa Bartoli pubblicata su «Il Mattino» del 28 giugno 2008. 

Un decalogo per la «sopravvivenza del Pd e per farlo tornare a vincere». Lanciato da Enrico Letta, ministro del Welfare nel governo ombra del Pd, da Piacenza, dove è riunita l'associazione 360 - come dire trecentosessanta gradi, mescolanza e non chiusura nei propri steccati - fondata con Umberto Ranieri che la presiede.

Una due giorni di riflessione «sui temi per i quali siamo usciti dal cuore degli italiani mentre vi entrava Berlusconi», che vedrà oggi la partecipazione di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc che, dice Letta, il Pd deve «assolutamente conquistare come alleato». 
Come far «sopravvivere» il Pd? 
«Lo capiremo assieme ai nostri militanti partendo da un decalogo di proposte. tanti del Pd. Dieci punti per far sopravvivere il Pd e come farlo tornare a vincere. Apriamo un sito - www.manualedisopravvivenzapd.com - che per tre mesi raccoglierà gli interventi di chiunque voglia contribuire all'impresa con le sue idee. A settembre, con una iniziativa a Napoli, tireremo le somme». 
Qualche punto del decalogo però lo può anticipare.
 «Intanto non bisogna partire dall'idea che le elezioni le ha vinte Berlusconi. Non mitizziamolo, non consideriamolo imbattibile. Le elezioni le abbiamo perse noi, il centrosinistra si è suicidato e le responsabilità sono diffuse. Non dipendono dalla campagna elettorale in cui Veltroni ha fatto il massimo possibile ma nascono da due anni di scelte che, appunto, ci hanno portato al suicidio».
Secondo punto? 
«Dobbiamo fare una buona opposizione, sapendo che non è la logica dei cento metri che ci farà vincere. La logica è quella della maratona e abbiamo percorso due dei sessanta mesi che ci separano dalle elezioni del 2013. Questo vuol dire no a rese dei conti come se tutto si debba risolvere entro l'estate». 
Parisi invece chiede un cambio di leadership e di linea. Non è questo il punto? 
«Non è questa la risposta. Per questo dico no alla resa dei conti. Dobbiamo partire dall'idea che le elezioni sono arrivate che il Pd non era ancora nato e dunque non possiamo darlo per morto e sepolto. Va costruito, dobbiamo confrontarci su come farlo. Va tenuta in vita l'assemblea costituente e dobbiamo trovare i luoghi per discutere problemi organizzativi e di contenuti. La svolta programmatica proposta da Veltroni va portata avanti». 
Fondazioni e Associazioni sono un aiuto o un problema? 
«La vivacità è fondamentale. Certo la preferisco al mortorio. Quindi ben vengano discussione, associazioni e fondazioni. Più si discute e meglio è per il partito. A patto che il partito ci sia, che tutto confluisca in esso. Il punto è costruire il Pd, non deludere i tre milioni e passa di persone che parteciparono alle primarie. E discutere come fare bene l'opposizione senza essere innamorati dell'essere all'opposizione perché siamo un partito a vocazione di governo. Il partito votato all'opposizione è Rifondazione». 
Come si coniuga tutto questo con il discorso delle alleanze? Il riflesso immediato, dopo la sconfitta, in alcuni è stato quello di pensare alla ricostruzione del centrosinistra. 
«È uno sbaglio parlarne adesso. Ora dobbiamo discutere di cosa è il Pd. Su quella base faremo alleanze di programma e mai più ideologiche. Sapendo che ci sono le amministrative l'anno prossimo, non sarà una discussione lunga. L'unica certezza è che bisogna aprire un discorso con l'Udc». 
Non è una contraddizione? Dice di non avere fretta a sinistra ma apre subito al centro?
«Nessuna contraddizione. Parto dall'idea che una condizione perché la riscossa ci sia è che l'Udc non vada dall'altra parte. Lo dimostra il voto in Sicilia: se l'Udc sceglie il centrodestra non vinceremo più per i prossimi vent'anni. Quindi è fondamentale aprire subito un discorso. Casini e il suo partito sono centrali e dobbiamo capire subito se e come possiamo fare un pezzo di strada assieme». 
Casini, però, allo stato sembra deciso a difendere la scelta centrista ed autonoma del suo partito.
«Nessuna forzatura e assoluto rispetto per il percorso scelto dall'Udc. Ma a Casini dobbiamo far capire che il centro ha una ragione d'essere se privilegia l'alleanza con la parte politicamente ad esso più vicina. E questa non può che essere il Pd. Sicuramente non è questo centrodestra che, con Berlusconi, è sempre meno centro e sempre più destra».

martedì, 01 luglio 2008
09:41

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i cittadini ci chiedono sicurezza

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ROMA - La missione si chiama "007". E' proprio questo il numero di codice che all'interno della manovra di bilancio contrassegna il capitolo di spesa che riguarda "Ordine pubblico e sicurezza". Suona un po' come una beffa: "Un salto nel buio che il paese non merita", commenta amaramente il segretario del Silp, il sindacato di polizia della Cgil, Claudio Giardullo. Ed infatti a scorrere le cifre si profila una cura amara per un settore che, in campagna elettorale, è stato issato come una bandiera dal Pdl: taglio del turn over e riduzione netta degli organici, sforbiciata alle risorse finanziarie, dai carburanti alla manutenzione delle auto di servizio, stretta sugli straordinari. In tutto 538,5 milioni. Dalla scure non si salva nessuno: dai Ps ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria. Secondo uno studio del Silp si rischia grosso: il taglio del turn over del 10 per cento (ogni dieci agenti che vanno in pensione saranno reintegrati con un nuovo assunto) porterà ad una riduzione del personale pari 1.611 unità nette già dal prossimo anno. La cura sarà sempre più pesante: in totale nel 2012 ci saranno in Italia 6.689 poliziotti in meno rispetto ad oggi che andranno ad aggiungersi all'attuale carenza di organico che viene valutata in 9.000 elementi. Ma se questi sono i numeri che escono dal decreto estivo che anticipa la Finanziaria 2009, lo studio del Silp dà una dimensione concreta dell'intervento. Per il prossimo anno si rischia un ridimensionamento della operatività preoccupante: a Roma, ad esempio, le strade cittadine sono sorvegliate attualmente da 13 volanti per ciascun turno (di circa 6 ore). Con i tagli il sindacato calcola, tenendo conto delle riduzioni a personale e mezzi, che scenderanno a dieci. A Palermo da 9 volanti si rischia di scendere a sette. "Con questo manovra - osserva Claudio Giardullo - si riduce sensibilmente la capacità del sistema di sicurezza di fronteggiare la minaccia che viene dalla criminalità diffusa e soprattutto da quella mafiosa. Da un punto di vista strategico si realizza un progressivo smantellamento della sicurezza pubblica a vantaggio di una doppia contrastante tendenza, cioè da una parte l'impiego dei militari nel territorio e dall'altra il trasferimento agli enti locali di nuovi poteri in materia di sicurezza". Tutta la struttura operativa rischia grosso. A Roma e provincia ci sono 47 Commissariati, con 3.645 addetti: quando la manovra produrrà i suoi effetti il taglio sarà di 911 uomini, una cifra che corrisponde all'organico medio di dodici Commissariati. L'alternativa è secca: o la chiusura o il sottodimensionamento drastico degli organici. A Palermo, con un calcolo analogo, emerge che su 8 Commissariati, rischiano di scomparire due presidi, a causa del taglio di 133 unità. Già oggi l'operatività è a rischio: a Palermo, ad esempio, nel mese di settembre scatta l'allarme-serbatoio e l'operatività viene di fatto ridotta per mancanza di risorse. Con i nuovi tagli, spiega il Silp, il ricorso alle riserve sarà anticipato e l'allarme scatterà già a luglio-agosto del 2009.

(Da La Republica del 1 luglio 2008)

giovedì, 19 giugno 2008
11:06

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martedì, 17 giugno 2008
19:00

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FESTA PD BRUGHERIO

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Ciao

in attesa del Volantino definitivo posto il calendario della Festa del PD Brugherio. Siamo riusciti ad organizzare ben 2 serate per i giovani, il 30 Giugno ed il 1 Luglio, a cui siete tutti invitati. Pietro offrirà da bere a tutte le ragazze!!!!!!

giovedi 26: apertura gruppo Giovannino Band (liscio)
venerdi 27: Verdelli e i Tempo Libero
sabato 28: Gino e Trix Band
domenica 29: Charlie Group
LUNEDI 30: serata GIOVANI con  Furlan presidente dei City Angels,  con BRAIN TRUST (indi-rock-glamour(gruppo di Pietro)) e gruppi punk rock di Brugherio 
MARTEDI 01: serata GIOVANI, from Kingston (Lodi) PAPA'S SPECIAL (reggae)
Mercoledi 02: Verdelli e i Tempo Libero
Giovedi 03: Latino Americano
venerdi 04: ROSY BINDY
sabato 05: Charlie Group
domenica 06: gino e Trix
Sempre presente Stand di Emergency, Libreria, campo da pallavolo  ristorante, bar...

marco
sabato, 14 giugno 2008
16:57

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venerdì, 13 giugno 2008
20:24

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L’europa dei popoli

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Un altro un pugno nello stomaco all’unità politica dell’europa è arrivato da uno dei paesi che più ha beneficiato dell’ingresso nella cee nel lontano 1972, oggi alle 13.37 l’Irlanda, unico paese ad aver scelto la procedura di ratifica referendaria per il Trattato di Lisbona ha votato NO con il 53%. Seppure non sia tutto perduto per il processo di ratifica(il referendum può essere riproposto dopo alcune modifiche),è innegabile che i tempi si accorcino notevolmente, l’obbiettivo era infatti arrivare alle elezioni europee del 2009 e al semestre di presidenza francese con la nuova UE disegnata dal trattato. Il ‘si’ ancora una volta è rimasto confinato ai ceti medi urbani,mentre ceti popolari, periferie, zone rurali, quartieri operai, hanno visto la prevalenza del ‘no’ con punte del 70%. La percezione dello “strumento integrazione” continua a giocare a sfavore della stessa, per una serie di ragioni. In primo luogo, l’europa di oggi è efficace nel migliorare la qualità della vita, la sicurezza, gli interessi dei propri cittadini? La percezione è evidentemente negativa e non si può dare torto a questa visione, il declino economico dell’Europa continua al ritmo dell’ascesa dei nuovi attori internazionali. La filosofia liberista delle norme comunitarie, unita alla percezione burocratica delle istituzioni europee vengono incolpate di essere i responsabili ,allo stesso tempo, della penetrazione commerciale dei paesi in via di sviluppo e della recente crisi inflazionistica e occupazionale nei settori di qualificazione più bassi. A questa domanda si potrebbe però rispondere con altre due: innanzitutto, è vero che se si tornasse indietro, con la vecchia europa non integrata, le cose andrebbero meglio? Non esiste controprova e probabilmente sarebbe negativa. E infine, è l’Europa integrata che non funziona, oppure è l’Europa che non funziona perchè non è abbastanza integrata? Molte delle risposte a queste paure da globalizzazione si trovano nei nuovi meccanismi del Trattato di Lisbona, e non al di fuori di esso.La seconda ragione è naturalmente il deficit democratico, e sembra quasi ovvio che un trattato discusso da diplomatici e capi di governo a porte chiuse, stralciato da un precedente e più ambizioso tentativo(la Costituzione Europea), che ha visto il penoso spettacolo di lunghe(ma necessarie) trattative,senza che venisse animato un dibattito nelle società civili attraverso i media, venga rifiutato come un prodotto di ingegneria istituzionale lontano dai bisogni delle persone. Tanto più se questo accade in un periodo di crisi, in cui decisioni rilevanti, come nuove regole sul mercato del lavoro o sui servizi, vengono presi dai ministri degli stati membri e da un parlamento i cui lavori e decisioni hanno meno visibilità di un consiglio regionale. C’è poi una terza ragione strutturale, cioè l’esigenza che un processo democratico chiarisca definitivamente l’ambiguità del progetto europeo. E’ necessario che i popoli europei si esprimano sul dilemma: unione economica, al massimo foro di cooperazione regionale, oppure unione politica con la creazione di un nuovo attore internazionale. Considerando che questo trattato prevede un presidente del consiglio in carica per 2 anni e mezzo, e un ministro degli esteri unico e più incisivo,e che lo slogan della campagna per il ‘no’ è stato “United States of Europe?, No thank you”,la risposta data, tre anni fa come oggi, sembra preferire i successi che gli stati sovrani e nazionali hanno ottenuto in passato. Sembra cioè che i cittadini di alcuni stati volgliano comunicarci che , dopo aver goduto dei vantaggi della membership all’UE, loro si fermano qui, non hanno interesse ad andare oltre l’integrazione economica e monetaria, e in tempi di crisi e globalizzazione, nemmeno tanto su quel versante. Una cosa è certa, i singoli stati europei oggi stanno lentamente scivolando verso il declino inesorabile del loro status di potenza, tra mezzo secolo i nostri paesi più potenti saranno considerati al massimo medie potenze regionali e molti di essi saranno fuori dal G8. Oggi e sempre più in futuro, l’interesse nazionale delle potenze europee concide perfettamente con il processo di unione politica in materia di rapporti esterni, sicurezza e difesa. L’UE riformata in questo senso è il luogo dove è e sarà ancora possibile difendere i nostri interessi nazionali, altrimenti destinati ad essere umiliati dalle maggiori capacità degli Stati Uniti e delle potenze emergenti. Se l’UE a 27 non ha intenzione di intraprendere questa strada, è ora che si abbia il coraggio, coerentemente con la difesa dei nostri interessi,di utilizzare la c.d. “Europa a due velocità”, e sviluppare un unico mercato, strategia e comando della difesa integrata con quei paesi che sono diposti a parteciparvi. Questo nucleo dovrebbe comprendere perlomeno il c.d. “direttorio”(Germania,Francia,Gran Bretagna),e quasi sicuramente Italia, Spagna e forse Polonia, quali paesi oggi dotati del più alto potenziale. Le opinioni pubbliche sembrano totalmente ignorare questa prospettiva di lungo periodo, e anche se prima o poi se ne renderanno conto, sarà solo in coincidenza di fatti sconvolgenti, mi chiedo se per allora saremo ancora in tempo.

Nicolo’
giovedì, 12 giugno 2008
18:57

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Economia Sviluppo PovertĂ 

Vi segnalo con ampio ancicipo di questa importante e significativa iniziativa che si terrà a Monza.

Come giovani del PD direi che potremmo garantire una buona partecipazione per i temi trattati e per i relatori della serata, che sono davvero di ottima qualità.

Quando parliamo di "formazione" ai valori della buona politica, facciamo riferimento proprio all'organizzazione ed alla partecipazione, sul territorio, a questi appuntamenti, "anche" (e forse anche "soprattutto") quando l'evento è organizzato da realtà ed organizzazioni giovanili a noi "vicine". 

Alberto Suppa

martedì, 10 giugno 2008
09:18

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GLI AFFARISTI DEL DOLORE

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Da Repubblica.it il commento di Umberto Veronesi sulla sconcertante vicenda della clinica Santa Rita di Milano.


Dal punto di vista giudiziario la vicenda della clinica Santa Rita, che ferisce i medici onesti e ancora di più i malati e le loro famiglie, ha ancora aspetti da chiarire e forse altri responsabili da identificare, ma dal punto di vista sanitario e sociale il suo significato è evidente.

È una segnalazione del rischio che si annida nelle crepe del sistema dei Drg, introdotto circa 15 anni fa come metodo di rimborso delle prestazioni ospedaliere: ogni ospedale viene remunerato sulla base del valore della prestazione (esame diagnostico, intervento, terapia) per tipo di patologia, invece che per i giorni di ricovero. È dunque in sé un ottimo strumento, perché ha azzerato i tempi di ricovero inutile e ha messo fine al concetto dell'ospedale come "parcheggio" per quei malati (soprattutto quelli più anziani) che necessitano più di assistenza amorevole che di terapie. Tuttavia c'è un rovescio della medaglia.

Innanzi tutto, poiché esistono tabelle di riferimento ben precise per i rimborsi, può accadere che gli ospedali decidano i trattamenti per il paziente più sulla base di ciò che conviene economicamente che su quello che conviene alla guarigione del malato.
L'aggravante è che qualche chirurgo può sentirsi tentato a eseguire interventi non strettamente necessari per includere la prestazione nelle fatidiche tabelle. Ad esempio, nel campo del tumore al seno, succede che vengono operati noduli benigni che non hanno necessità di essere asportati; lo stesso succede per molte formazioni di natura benigna dell'utero o di altri organi.

Va detto che in medicina esistono casi-limite, vale a dire situazioni in cui la decisione se operare o non operare non ha parametri certi. L'aiuto al medico in questi casi dovrebbe venire dalle linee guida, che sono indicazioni a procedere universalmente riconosciute e condivise dalla medicina e che da qualche anno hanno sostituito i "protocolli" (che davano istruzioni chiare ma rigide su ogni caso). Nelle linee guida è molto difficile essere perentori, quindi il medico si trova di fronte a orientamenti più che a regole precise e molto spazio viene lasciato alla sua discrezionalità e alla sua etica. Nella clinica Santa Rita i medici, per quello che si capisce dalle prime notizie, hanno scelto l'operabilità dimenticando il rispetto dei pazienti.

Tre raccomandazioni sono a questo punto indispensabili: prima, la revisione periodica e sistematica delle tabelle dei Drg, perché siano effettivamente allineate agli ultimi progressi della medicina e della chirurgia. La seconda, l'aggiornamento delle linee guida, in modo che obblighino moralmente il chirurgo a osservare i limiti all'intervento medico imposti dal rispetto della dignità e della globalità della persona malata. La terza, la formazione medica continua: quando ero ministro della Sanità mi sono battuto e ho ottenuto l'obbligatorietà dell'aggiornamento dei medici, sapendo che ogni conoscenza medica diventa obsoleta dopo cinque-sette anni.

Ora bisogna fare in modo che all'interno dell'insegnamento medico continuo vengano inseriti gli aspetti etici, morali e comportamentali. Solo intervenendo alla radice della cultura generale del medico, soprattutto delle nuove generazioni, potremo evitare altri casi come quello di Milano e scongiurare l'affarismo del dolore.
domenica, 08 giugno 2008
20:03

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Prodi: I leader della Cei sempre contro di me

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di  Marco Marozzi

ROMA - "Dissi di essere un cattolico adulto. La frase non mi è stata mai perdonata. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica". Romano Prodi cerca di organizzare la sua vita da ex, ma rivive ancora con amarezza il rapporto con uno degli interlocutori a cui teneva di più. La Chiesa cattolica. Le sue difficoltà terribili come capo di un governo di centrosinistra le ha raccontate anche a La Croix, il più grande quotidiano cattolico francese. "Mai sono stato intervistato dall'Avvenire, il giornale italiano di ispirazione cattolica, mentre La Croix mi ha dedicato due pagine nel maggio 2007".

Prodi non è mai stato intervistato non solo dal giornale della Cei, nemmeno - a differenza di Silvio Berlusconi - dall'Osservatore Romano. Organo della Santa Sede.
Le differenze volute bruciano sulla pelle del professore cattolico che il 31 maggio ha festeggiato i 39 anni di matrimonio, padre di due figli, nonno di quattro nipoti. Ha scritto un suo amico dagli anni di Reggio Emilia, Raffaele Crovi, cattolico, intellettuale anche democristiano, in "Nerofumo", profetico romanzo poco prima della morte: "Perché la Curia Vaticana, ai politici cattolici praticanti e osservanti dei comandamenti, preferisce i politici laici, magari puttanieri, ma osservanti".

E Crovi, vaticinando la caduta del governo Prodi, fa rispondere a un monsignore: "Perché i cattolici praticanti, ritenendosi parte della Chiesa, mettono bocca nelle scelte delle autorità ecclesiastiche, mentre i laici, senza far domande, mettono mano alla borsa".
Prodi, che il libro ha ricevuto, scansa i rimandi. Né parla di politica italiana. "Aspettiamo che il polverone si fermi" dice ai pochi fedelissimi superstiti. "Coerenza e discrezione" ripete, sono il suo atteggiamento rispetto alla Chiesa. A La Croix - fra un cenno all'unica udienza da Benedetto XVI e un affettuoso dilungarsi sugli incontri con Giovanni Paolo II - ha raccontato l'amarezza "soprattutto per le critiche delle gerarchie cattoliche quando adottai provvedimenti in favore degli esclusi". "Telefonai anche per dir loro che prima comunque non c'era niente. Non mi hanno risposto".

Rapporto di spine con Camillo Ruini, l'allora presidente della Cei e rimasto potentissimo, anche se da un anno la Conferenza è guidata da Angelo Bagnasco. Il reggiano Ruini fece conoscere e sposò Prodi e Flavia, né fu assistente, ma ruppe per sempre quando, dopo il crollo della Dc, chiese all'allora discepolo di guidare la rinascita di un partito cattolico. Ottenendo un rifiuto da colui che già pensava all'Ulivo. Prodì rivendica quel "cattolico adulto" con cui si definì quando andò a votare nel referendum sulla fecondazione assistita. Non rispettando - pur votando da cattolico osservante - la chiamata di Ruini all'astensione. Richiamandosi piuttosto a De Gasperi che disobbedì a Pio XII che voleva l'alleanza Dc-Msi al Comune di Roma.

La Repubblica
(7 giugno 2008)


Lorenzo
lunedì, 02 giugno 2008
21:19

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MA PERCHè LA SINISTRA DOVREBBE VINCERE?

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Più ci penso più mi convinco che la ormai evidente crisi della sinistra (parlo soprattutto di quella europea) è dovuta, molto più che a gravi errori politici, pure evidenti, a fattori culturali e morali. In una intervista ripubblicata da Lettera Internazionale, la bella rivista diretta da Federico Coen e Biancamaria Bruno, Cornelius Castoriadis ricordava che i filosofi politici di oggi «ignorano alla grande l' intima solidarietà tra un regime sociale e il tipo antropologico necessario per farlo funzionare». È un fatto che nel nostro tempo, diciamo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, è profondamente mutato non soltanto il regime sociale (la struttura della economia e delle classi sociali) ma anche il «tipo antropologico» rappresentativo della società. Della prima mutazione i partiti della sinistra (parlo dei grandi partiti «riformisti») si sono, anche se a stento, accorti e hanno tentato di adeguarsi, prevalentemente in modo passivo, e cioè subendo l' iniziativa di un capitalismo vittorioso. Non hanno invece neppure percepito la seconda, il profondo mutamento culturale che la accompagna e che determina i cambiamenti dell' umore politico e del comportamento elettorale. Parlo di cambiamenti che si rivelano più con manifestazioni apolitiche e apparentemente irrilevanti, ma significative del modo di sentire e di pensare; dei valori esistenziali; degli "attrattori" del comportamento: tutte "spie" di mutamenti antropologici. Nell' ultimo mezzo secolo, certo, la natura umana profonda, quella che contraddistingue le caratteristiche strutturali costituenti della specie, è cambiata di poco. Essa cambia sì, ma assai lentamente nello spazio dei millenni, anzi dei milioni di anni. Le caratteristiche culturali, che riguardano i comportamenti estrinseci, cambiano invece radicalmente e talvolta rapidamente. Chi potrebbe dire che l' Uomo medievale o l' Uomo del Rinascimento sono vicini al nostro modo di considerare la vita? (con sorpresa constatiamo, talvolta, che ci è molto più vicina la cultura degli antichi romani! il che prova che la nostra non è una evoluzione lineare). Ora: un cambiamento antropologico radicale è intervenuto tra la società occidentale dell' Ottocento e della prima metà del Novecento e quella attuale. Quella accoppiava un forte materialismo progressista e scientifico con una altrettanto perentoria esibizione di valori etici trascendenti (Dio, Patria, Famiglia); un accoppiamento che ne costituiva insieme la contraddizione e la forza. Questa ha abbandonato la fede nelle magnifiche sorti e progressive ripiegando dal materialismo progressista allo psicologismo scettico; e al tempo stesso ha annegato i valori trascendenti, cui tributa una deferenza sempre più formale e superstiziosa, in una esplosione di edonismo e di egoismo davvero trascendentale. Il che la rende, magari, più coerente, ma intrinsecamente più vulnerabile. La forza attrattiva della sinistra stava nella sua decisa denuncia delle contraddizioni della società borghese; della sua ipocrisia e della sua ingiustizia: dell' impossibilità di coniugare i suoi valori trascendenti esibiti, con la pratica della sopraffazione e dello sfruttamento. La sinistra di oggi si trova di fronte a classi dirigenti che, grazie al formidabile progresso tecnologico, non hanno più bisogno sistematico di sfruttamento del lavoro (sebbene questo sia tutt' altro che scomparso) essendo in grado di produrre masse enormi di beni di consumo. Viene meno dunque, almeno in parte, la sua missione di denuncia dello sfruttamento del lavoro. Si ingigantisce invece lo sfruttamento della natura, praticato in cambio di utilità sempre più frivole e al costo di distruzione di risorse irreversibili. D' altra parte, le nuove classi dirigenti rinunciano a presentarsi come portatrici di valori trascendenti per identificarsi con quelli decisamente immanenti dell' edonismo materialistico. Sul terreno economico, la virtù ascetica del risparmio è sostituita dalla incentivazione pubblicitaria dell' incontinenza consumistica; e l' ammirazione per i grandi imprenditori costruttori per quella dei grandi maghi speculatori. Di fronte a questa vera e propria conversione a U del vangelo capitalistico, la sinistra, da una parte si trincera combattendo un capitalismo che non c' è più; dall' altra, manca di percepire le nuove contraddizioni del nuovo capitalismo: che sono soprattutto ecologiche e morali. Ecologiche: l' insostenibilità di una economia basata sul consumo del capitale naturale: una distruzione chiamata crescita. Morali: l' orientamento della potenza creatrice della tecnica verso le finalità frivole del consumo, anziché verso la realizzazione di una società più giusta, di bisogni collettivi più urgenti, di scopi culturali realmente trascendenti. La sinistra, da una parte, quella "radicale", recita un vecchio copione inattendibile. Dall' altra, quella "riformista", insegue una rispettabilità politica basata sull' imitazione di un modo di produzione irresponsabile e di un modo di consumo immorale. Perché, in tali condizioni, dovrebbe essere in grado di contrastare efficacemente i richiami edonistici della destra e di acquistare consensi senza essere in grado di esprimere una alternativa economica ed etica alla deriva ecologica e morale, Dio solo lo sa.

Giorgio Ruffolo - la Repubblica

Jacopo
giovedì, 29 maggio 2008
13:55

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primi passi per la nuova politica estera

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I primi passi della nuova politica estera italiana, dalle linee guida del ministro, ai primi atti dell’esecutivo, sembrano fornire un quadro piuttosto ambiguo. Da un lato ,come prevedibile anche dalla scelta di una persona prudente e accorta come Frattini,la continuità con i pilastri della nostra politica estera, che sono correlati  alla permanenza dell’Italia nello status di media potenza. La manifesta impossibilià di grandi cambiamenti, rispetto a quella che è stata una linea oggettivamente coerente con i nostri impegni internazionali, quella del ministro D’alema, svela tutta la goffagine del tentativo di un repentino “smarcamento” dalle prudenze del governo Prodi , mi riferisco all’allentamento dei caveat al nostro contingente in Afghanistan; senza infatti modificare la natura della missione, le eventuali richieste di aiuto da parte degli alleati(anche nel sud del paese, la zona più pericolosa) dovranno essere autorizzate dal ministro entro 6 ore(contro le precedenti 72). Credo non sfugga a nessuno la scarsa rilevanza militare di questo cambiamento, dubito che il ministro Parisi andasse al mare un paio di giorni prima di rispondere ad una richiesta di soccorso,e la maggior parte delle risposte aveva comunque un tempo molto inferiore alle 6 ore. Dall’altro lato però, proprio questo cambiamento ci introduce al secondo elemento di questa analisi, i tratti di discontinità. Lo scopo delle decisioni di cui sopra va soprattutto infatti ricercato nella sfera politica, si tratta della disperata ricerca di “segnali” da lanciare all’alleato americano, per ricordargli che “l’amico Silvio è tornato”. Questa ricerca disperata si inserice nell’unico elemento che sembra differenziare la politica mediorientale dei due partiti(pd e pdl, le altre forze non hanno ne l’interesse ne le capacità di occuparsi di temi internazionali), cioè il rapporto con l’alleato americano. Berlusconi, in ossequio a una politica estera ispirata all’ideologia(ultra-americanista,tra l’altro minoritaria nel paese) tende ad assecondare le reazioni degli Stati Uniti alle sollecitazioni dell’ambiente internazionale,e nel solco del più classico band-wagoning, spera in una rapida e generosa ricompensa,possibilmente utilizzabile sul piano della politica interna. Basta leggere le parole di oggi del ministro Frattini, che chiedendo agli Usa di far parte del gruppo di contatto sul dossier iraniano, aggiungeva : "gli Stati Uniti saranno contenti della nuova flessibilità promessa dall'Italia in Afghanistan, ci aspettiamo un riconoscimento tangibile dei passi politici che stiamo compiendo". Questa strategia, un classico del sistema internazionale unipolare,si basa sull’accumulo di “punti fedeltà”, da spendere poi nei confronti dell’unica superpotenza nella speranza di ottenere più peso nelle questioni cruciali,ma presenta per il nostro paese alcuni rischi: gli Stati Uniti di oggi non sono più quelli del 2001-2003, sono a ridosso di importanti elezioni e hanni (in parte) imparato la lezione del rapporto tra unilateralismo, legittimità, ed efficacia degli interventi. Se, come nell’affare iraniano, la "ricompensa" americana potrebbe non arrivare, perché gli americani non sono i titolari del diritto di allargamento di questo gruppo e sono innanzitutto i tedeschi, ma poi anche Francia e Gran Bretagna a non volere che l'Italia entri in un gruppo che di fatto è diventato un mini-allargamento del Consiglio di sicurezza alla Germania, il rischio è che il nostro governo scivoli nella tentazione “alzare l’offerta”, magari spostando i nostri soldati a sud nelle operazioni di guerra ai Talibani, in una infruttuosa escalation degli impegni.  Sarebbe preferibile ,invece, condizionare i nostri maggiori impegni ad un cambio di strategia per l’Afghanistan, che consenta di superare la difficile situazione del paese (aumento massiccio della parte civile dell’intervento,strategia militare di conto-insurrezione,fine dei bombardamenti,fine della dicotomia Isaf-Enduring freedom,coinvolgimento attori regionali), come riuscirci però rimane il vero problema, dal momento che i paesi europei agiscono in ordine sparso e secondo diverse priorità, e le nostre capacità militari non ci consentono un requilibrio di potere decisionale. Il rischio è quello di ritrovarsi soli nel deserto,come il ministro D’alema, a chiedere a gran voce una conferenza per voltare pagina che forse arriverà alla fine di qust’anno con 3 anni di ritardo.
Nicolo'
martedì, 27 maggio 2008
10:17

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FINALMENTE LA CHIESA!!!

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Finalmente la Chiesa mi ha dato ascolto eh eh eh!! finalmente parlano di tutte le cose che non vanno in Italia, senza limitarsi solo alla 194 e compagnia bella.



Immigrazione, rifiuti, bullismo, stipendi, pensioni e famiglia. E' un vero e proprio giro d'orizzonte sulla società italiana quello che il cardinale Angelo Bagnasco pronuncia alla 58esima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. Un monito al governo a non perdere tempo, a dare vita a "una politica buona" che risolva i problemi del Paese. "Ci sono - dice Bagnasco, da 14 mesi presidente della Cei- lungaggini e palleggiamenti che, oltre che irrazionali e autolesionistici, offendono i cittadini che attendono risposte" su beni essenziali a "vita" e "dignità". Dopo l'esito delle elezioni, continua il presidente della Cei "ci si attende un periodo di operosa stabilità, al quale costruttivamente partecipino tutte le forze politiche, nei ruoli loro assegnati". E ci si aspetta da "tutti" una "più forte responsabilità" sui problemi del Paese. Ma se da un lato Bagnasco chiede rapidità, quando si parla di temi bioetici le cose si ribaltano e si passa alla "cautela" . Molti temi sul tappeto dunque. Segno della volontà della Chiesa di poter "esprimere liberamente la propria fede, senza che ciò sia scambiato per una minaccia alla laicita' dello Stato".

Sicurezza. Da una parte il crescente bisogno di sicurezza, "esigenza incoercibile di persone e famiglie, a cui sarà bene che i pubblici poteri sappiano, ai vari livelli, dare risposte calibrate ed efficaci". Dall'altra il no "ai ghetti" e il sì "alle buone politiche volte ad una reale integrazione dei cittadini immigrati". Compresi coloro che cercano di entrare in Italia, tenendo presente "un continuo equilibrio tra esigenze e attese, tenendo alto il rispetto dei diritti delle persone, che sono poi doveri di civiltà". Con buona pace del governo che vuole introdurre il reato di immigrazione clandestina. "Una risposta disattesa o differita potrebbe in questo caso moltiplicare i problemi, anzichè attenuarli" avverte il cardinale di Genova.

Rifiuti. L'emergenza rifiuti è un "problema gravissimo e urgente" scandisce il cardinale di Genova. Per risolverlo, spiega Bagnasco, "all'intervento delle pubbliche autorità deve corrispondere la responsabile collaborazione delle popolazioni".

Fisco. Servono risposte rapide "sul fronte degli stipendi e delle pensioni, per una difesa reale del potere d'acquisto". Una particolare attenzione alle famiglie, la cui realtà attuale, dice il porporato citando un recente intervento di Papa Ratzinger, è "mortificante" e dalle quali "si leva, talvolta persino inconsapevolmente, un grido, una richiesta di aiuto che interpella i responsabili delle pubbliche amministrazioni". Servono dunque provvedimenti riguardo all'emergenza abitativa e iniziative di sostegno della maternità, mentre risulta "apprezzabile" la proposta di "Un fisco a misura di famiglia" che "negli ultimi mesi ha visto in tutto il nostro Paese una larga mobilitazione".

Morti bianche. Un forte richiamo al mondo imprenditoriale e alle sue responsabilità in materia di morti sul lavoro. davanti allo stillicidio quasi quotidiano di morti bianche il presidente della Cei, fa sentire la sua voce: "Bisogna qui saper passare con prontezza dalle denunce ai fatti concreti, agli investimenti precauzionali, alle verifiche e ai controlli. E' dagli imprenditori in particolare che si attendono quelle provviste e quelle innovazioni strutturali che sole possono garantire il successo degli altri interventi. La vita è sacra, e distintamente lo è quella impegnata sul lavoro duro e rischioso".

Bioetica. Per le nuove linee guida in tema di fecondazione assistita la condanna è durissima. "si rischia di promuovere una mentalità eugenetica" denuncia Bagnasco. Nel campo della bioetica, spiega il presidente dei vescovi italiani, "auspichiamo una complessiva cautela, grazie alla quale gli elementi in gioco vengono sapientemente soppesati, mettendo la comunità nazionale al riparo da iniziative imprevidenti e precipitose". E su questi temi, Bagnasco vede terreno comune con il governo Berlusconi: "La sostanziale prudenza tenuta circa questi temi durante la campagna elettorale, dovrebbe essere un buon indizio sulla prudenza anche successiva".

Bullismo.
"Segno di un vuoto dell'anima e di un'implicita richiesta d'aiuto". Così il cardinale definisce i tanti fenomeni di bullismo di cui sono piene le cronache di questi tempi. Atti che disegnano una gioventù costantemente succube "dell'abilità suasiva dei media che promette anche ciò che non può mantenere". Per questo, incalza il presidente della Cei, "e' di vitale importanza insinuare nei giovani la voglia di non concedersi acriticamente, di non consegnare se stessi, e i loro anni migliori, ad una cultura che pervade mentre snerva, e che blandisce mentre smonta". E' duro l'attacco del presidente Cei ai media che stanno caricandosi di una responsabilita' enorme: "il depistaggio rispetto a cio' che conta, a cio' che vale, a cio' che costruisce le persone e le comunita'. C'e' da chiedersi a chi giova tale impostazione".

Tv e pornografia.
Vede un rischio connesso all'avanzare della tecnologia. Quello, cioè, che passando dall'analogico al digitale, il piccolo schermo diventi veicolo di diffusione della pornografia: "Nessuno vuole demonizzare un sistema ancora tutto da provare - dice il cardinale - tuttavia è necessario che le autorità competenti sappiano fin d'ora vigilare su questo delicato processo, e all'occorrenza intervenire per indirizzarlo su binari di effettivo valore pubblico".

La Repubblica  (26 maggio 2008)
Lorenzo
lunedì, 26 maggio 2008
15:17

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CHI ERA GIORGIO ALMIRANTE

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giorgio_almirante

Vi segnalo questo post dal blog di Alessandro Gilioli (l'Espresso).  E'  un richiamo a non omologare e "sdoganare" tutto. E' importante ricordare chi sono e da che tradizioni arrivano certi personaggi, soprattutto in momenti come questi, nei quali i temi che stanno dettando l'agenda politica sono  la questione sicurezza e la lotta all'immigrazione clandestina. E' bene evitare - anche e soprattutto da parte di noi del Pd - la fascinazione verso le risposte facili e populiste che il Governo e alcuni sindaci (Alemanno, tanto per fare un esempio "a caso"..) stanno proponendo.
Ale

"Ho visto che Milano è tappezzata di poster di Giorgio Almirante, per il ventennale della morte. A Roma invece la nuova amministrazione vuole dedicargli una via.

Siccome quando è morto Almirante molti lettori di questo blog erano bambini, forse questi possono utilmente leggersi la neutra pagina di Wikipedia a lui dedicata. Lo sforzo è minimo e le informazioni aiutano a farsi un’idea sul senso della questione: è giusto onorare - in nome della pacificazione storica - un teorico e pratico del razzismo, nonché un fascista di dichiarata deriva nazista? E siamo così sicuri di esserci talmente vaccinati dal razzismo da poter guardare ad Almirante con il distacco della storia anziché con gli strumenti della critica politica?"

venerdì, 23 maggio 2008
14:44

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23 maggio '92 - 23 maggio '08

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falconenbgrand4ly
« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana. »

                                                                                                                  Giovanni Falcone
mercoledì, 14 maggio 2008
10:38

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mercoledì, 14 maggio 2008
09:20

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ici e populismo

ieri sera ho visto di sfuggita un passaggio di ballarò. si parlava di ici. ho visto una tabella che indicava il risparmio in ogni città, se berlusconi eliminasse l'ici sulla prima casa.
al primo posto c'era firenze, 350 euro.

ora, io dico, ma è possibile fare una campagna sull'abolizione dell'ici, che significa al massimo un risparmio di 350 euro l'anno per una famiglia, e 3 miliardi in meno allo stato (anzi ai comuni che sono già affamati)???

eppure anche questo ha riscosso successo!
quindi: o in italia son tutti alla canna del gas (e per alcuni sarà vero, ma non certo per milioni e milioni) oppure siamo di fronte al solito problema culturale. appena c'è la prospettiva di poter non versare 300 euro allo stato, ma tenerseli e investirli magari nell'ultimo modello di telefonino o di decoder, tanti italiani abboccano!

ecco qui un altro problema del filone battaglia culturale! vogliamo cominciare a distinguere tra i veri poveri e coloro che invece non sanno rispamiare? tra coloro che fanno fatica e quelli che sperperano a  mani bucate, in carenza di educazione civica adeguata?

e guardate che non parlo per sentito dire, ma per esperienza. quando facevo il doposcuola al cag di cederna, e venivano i bambini coi vestiti bucati ma col telefonino da 500 euro, cosa potevo pensare di quelle famiglie?
ed episodi così se ne vedono ovunque purtroppo.

la soluzione? non lo so ovviamente.
però, visto che in questi giorni sto studiando la riforma della scuola media del 1962, mi viene da pensare che forse la scuola italiana ha bisogno di un'altra profonda riforma come quella, non di schifezze tappabuchi come le riforme berlinguer o moratti.
e questa chiesa! sono questi i problemi contro cui dovrebbe alzare la voce, l'immoralità di queste strutture e abitudini. se tutti vivessimo più coerentemente e coscientemente, se avessimo il salario per arrivare a fine mese, vedi poi quanti aborti in meno, quanti giovani sposati presto e che non fanno sesso al di fuori del matrimonio. queste sono le cose contro cui è ora di alzare la voce!

Lorenzo
venerdì, 09 maggio 2008
16:03

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9 maggio '78

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moro

 

"Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l'Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo. E' il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l'Italia sempre deve alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere". 

Giorgio Napolitano 9/05/2008 Giornata del ricordo per le vittime del terrorismo