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Ale
Vi invito a visitare il "manuale di sopravvivenza" messo a punto da Enrico Letta e vi lascio a questa intervista dagli spunti interessanti, soprattutto sulle allanze.
http://www.manualedisopravvivenzapd.com/
Intervista di Teresa Bartoli pubblicata su «Il Mattino» del 28 giugno 2008.
Un decalogo per la «sopravvivenza del Pd e per farlo tornare a vincere». Lanciato da Enrico Letta, ministro del Welfare nel governo ombra del Pd, da Piacenza, dove è riunita l'associazione 360 - come dire trecentosessanta gradi, mescolanza e non chiusura nei propri steccati - fondata con Umberto Ranieri che la presiede.
Una due giorni di riflessione «sui temi per i quali siamo usciti dal cuore degli italiani mentre vi entrava Berlusconi», che vedrà oggi la partecipazione di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc che, dice Letta, il Pd deve «assolutamente conquistare come alleato».
Come far «sopravvivere» il Pd?
«Lo capiremo assieme ai nostri militanti partendo da un decalogo di proposte. tanti del Pd. Dieci punti per far sopravvivere il Pd e come farlo tornare a vincere. Apriamo un sito - www.manualedisopravvivenzapd.com - che per tre mesi raccoglierà gli interventi di chiunque voglia contribuire all'impresa con le sue idee. A settembre, con una iniziativa a Napoli, tireremo le somme».
Qualche punto del decalogo però lo può anticipare.
«Intanto non bisogna partire dall'idea che le elezioni le ha vinte Berlusconi. Non mitizziamolo, non consideriamolo imbattibile. Le elezioni le abbiamo perse noi, il centrosinistra si è suicidato e le responsabilità sono diffuse. Non dipendono dalla campagna elettorale in cui Veltroni ha fatto il massimo possibile ma nascono da due anni di scelte che, appunto, ci hanno portato al suicidio».
Secondo punto?
«Dobbiamo fare una buona opposizione, sapendo che non è la logica dei cento metri che ci farà vincere. La logica è quella della maratona e abbiamo percorso due dei sessanta mesi che ci separano dalle elezioni del 2013. Questo vuol dire no a rese dei conti come se tutto si debba risolvere entro l'estate».
Parisi invece chiede un cambio di leadership e di linea. Non è questo il punto?
«Non è questa la risposta. Per questo dico no alla resa dei conti. Dobbiamo partire dall'idea che le elezioni sono arrivate che il Pd non era ancora nato e dunque non possiamo darlo per morto e sepolto. Va costruito, dobbiamo confrontarci su come farlo. Va tenuta in vita l'assemblea costituente e dobbiamo trovare i luoghi per discutere problemi organizzativi e di contenuti. La svolta programmatica proposta da Veltroni va portata avanti».
Fondazioni e Associazioni sono un aiuto o un problema?
«La vivacità è fondamentale. Certo la preferisco al mortorio. Quindi ben vengano discussione, associazioni e fondazioni. Più si discute e meglio è per il partito. A patto che il partito ci sia, che tutto confluisca in esso. Il punto è costruire il Pd, non deludere i tre milioni e passa di persone che parteciparono alle primarie. E discutere come fare bene l'opposizione senza essere innamorati dell'essere all'opposizione perché siamo un partito a vocazione di governo. Il partito votato all'opposizione è Rifondazione».
Come si coniuga tutto questo con il discorso delle alleanze? Il riflesso immediato, dopo la sconfitta, in alcuni è stato quello di pensare alla ricostruzione del centrosinistra.
«È uno sbaglio parlarne adesso. Ora dobbiamo discutere di cosa è il Pd. Su quella base faremo alleanze di programma e mai più ideologiche. Sapendo che ci sono le amministrative l'anno prossimo, non sarà una discussione lunga. L'unica certezza è che bisogna aprire un discorso con l'Udc».
Non è una contraddizione? Dice di non avere fretta a sinistra ma apre subito al centro?
«Nessuna contraddizione. Parto dall'idea che una condizione perché la riscossa ci sia è che l'Udc non vada dall'altra parte. Lo dimostra il voto in Sicilia: se l'Udc sceglie il centrodestra non vinceremo più per i prossimi vent'anni. Quindi è fondamentale aprire subito un discorso. Casini e il suo partito sono centrali e dobbiamo capire subito se e come possiamo fare un pezzo di strada assieme».
Casini, però, allo stato sembra deciso a difendere la scelta centrista ed autonoma del suo partito.
«Nessuna forzatura e assoluto rispetto per il percorso scelto dall'Udc. Ma a Casini dobbiamo far capire che il centro ha una ragione d'essere se privilegia l'alleanza con la parte politicamente ad esso più vicina. E questa non può che essere il Pd. Sicuramente non è questo centrodestra che, con Berlusconi, è sempre meno centro e sempre più destra».
ROMA - La missione si chiama "007". E' proprio questo il numero di codice che all'interno della manovra di bilancio contrassegna il capitolo di spesa che riguarda "Ordine pubblico e sicurezza". Suona un po' come una beffa: "Un salto nel buio che il paese non merita", commenta amaramente il segretario del Silp, il sindacato di polizia della Cgil, Claudio Giardullo. Ed infatti a scorrere le cifre si profila una cura amara per un settore che, in campagna elettorale, è stato issato come una bandiera dal Pdl: taglio del turn over e riduzione netta degli organici, sforbiciata alle risorse finanziarie, dai carburanti alla manutenzione delle auto di servizio, stretta sugli straordinari. In tutto 538,5 milioni. Dalla scure non si salva nessuno: dai Ps ai Carabinieri, dalla Forestale alla Penitenziaria, dalla Guardia di Finanza alla Stradale fino alla Polizia ferroviaria. Secondo uno studio del Silp si rischia grosso: il taglio del turn over del 10 per cento (ogni dieci agenti che vanno in pensione saranno reintegrati con un nuovo assunto) porterà ad una riduzione del personale pari 1.611 unità nette già dal prossimo anno. La cura sarà sempre più pesante: in totale nel 2012 ci saranno in Italia 6.689 poliziotti in meno rispetto ad oggi che andranno ad aggiungersi all'attuale carenza di organico che viene valutata in 9.000 elementi. Ma se questi sono i numeri che escono dal decreto estivo che anticipa la Finanziaria 2009, lo studio del Silp dà una dimensione concreta dell'intervento. Per il prossimo anno si rischia un ridimensionamento della operatività preoccupante: a Roma, ad esempio, le strade cittadine sono sorvegliate attualmente da 13 volanti per ciascun turno (di circa 6 ore). Con i tagli il sindacato calcola, tenendo conto delle riduzioni a personale e mezzi, che scenderanno a dieci. A Palermo da 9 volanti si rischia di scendere a sette. "Con questo manovra - osserva Claudio Giardullo - si riduce sensibilmente la capacità del sistema di sicurezza di fronteggiare la minaccia che viene dalla criminalità diffusa e soprattutto da quella mafiosa. Da un punto di vista strategico si realizza un progressivo smantellamento della sicurezza pubblica a vantaggio di una doppia contrastante tendenza, cioè da una parte l'impiego dei militari nel territorio e dall'altra il trasferimento agli enti locali di nuovi poteri in materia di sicurezza". Tutta la struttura operativa rischia grosso. A Roma e provincia ci sono 47 Commissariati, con 3.645 addetti: quando la manovra produrrà i suoi effetti il taglio sarà di 911 uomini, una cifra che corrisponde all'organico medio di dodici Commissariati. L'alternativa è secca: o la chiusura o il sottodimensionamento drastico degli organici. A Palermo, con un calcolo analogo, emerge che su 8 Commissariati, rischiano di scomparire due presidi, a causa del taglio di 133 unità. Già oggi l'operatività è a rischio: a Palermo, ad esempio, nel mese di settembre scatta l'allarme-serbatoio e l'operatività viene di fatto ridotta per mancanza di risorse. Con i nuovi tagli, spiega il Silp, il ricorso alle riserve sarà anticipato e l'allarme scatterà già a luglio-agosto del 2009.
(Da La Republica del 1 luglio 2008)
Ciao
in attesa del Volantino definitivo posto il calendario della Festa del PD Brugherio. Siamo riusciti ad organizzare ben 2 serate per i giovani, il 30 Giugno ed il 1 Luglio, a cui siete tutti invitati. Pietro offrirà da bere a tutte le ragazze!!!!!!
Vi segnalo con ampio ancicipo di questa importante e significativa iniziativa che si terrà a Monza.
Come giovani del PD direi che potremmo garantire una buona partecipazione per i temi trattati e per i relatori della serata, che sono davvero di ottima qualità.
Quando parliamo di "formazione" ai valori della buona politica, facciamo riferimento proprio all'organizzazione ed alla partecipazione, sul territorio, a questi appuntamenti, "anche" (e forse anche "soprattutto") quando l'evento è organizzato da realtà ed organizzazioni giovanili a noi "vicine".
Alberto Suppa

"Ho visto che Milano è tappezzata di poster di Giorgio Almirante, per il ventennale della morte. A Roma invece la nuova amministrazione vuole dedicargli una via.
Siccome quando è morto Almirante molti lettori di questo blog erano bambini, forse questi possono utilmente leggersi la neutra pagina di Wikipedia a lui dedicata. Lo sforzo è minimo e le informazioni aiutano a farsi un’idea sul senso della questione: è giusto onorare - in nome della pacificazione storica - un teorico e pratico del razzismo, nonché un fascista di dichiarata deriva nazista? E siamo così sicuri di esserci talmente vaccinati dal razzismo da poter guardare ad Almirante con il distacco della storia anziché con gli strumenti della critica politica?"


"Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l'Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo. E' il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l'Italia sempre deve alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere".
Giorgio Napolitano 9/05/2008 Giornata del ricordo per le vittime del terrorismo